Le auto più strane sul mercato

Sembra ormai da un sacco di tempo che i nostri spostamenti via terra avvengano su 4 ruote, ma in realtà è passato poco più di un secolo prima che i nostri nonni vedessero circolare le “carrozze semoventi” per le strade delle città. Da quando si è diffusa quindi la cultura dello spostamento autonomo ed individuale non abbiamo più potuto farne a meno e, anzi, abbiamo sviluppato sempre di più i nostri mezzi.

Tra i tanti addetti ai lavori non sono mancati però i visionari, uomini che, spinti da delle intuizioni a tratti geniali, hanno cominciato a porsi degli interrogativi sui limiti delle automobili: luoghi accessibili, ingombri, ecc… Fu così che vennero progettate auto particolari che seppur con scarso successo meritano di essere ricordate.

La Volkswagen Schwimmwagen

Anche se viviamo nella convinzione che le innovazioni degne di nota siano nate solo oggi, già negli anni ’40 all’epoca della Seconda Guerra mondiale i tedeschi avevano in mente un mezzo militare multifunzione che potesse affrontare sia i tortuosi percorsi off-road sia i corsi d’acqua più o meno profondi. Volkswagen fu incaricata della costruzione, e partendo dalla Typ 82 costruì una fuoristrada a trazione integrale 4×4 con un motore più potente della progenitrice (4 cilindri da 1,1 litri e 25 cavalli) e un’elica solidale con il propulsore, questa era ripiegabile per evitarle danni. La carrozzeria era dotata di cassoni di galleggiamento davanti e dietro che le permettevano di galleggiare senza problemi. Si dimostrò molto efficace su ogni terreno in virtù delle sue prestazioni: 80 km/h su strada e 11 in acqua, per un’autonomia di circa 400 km. La Schwimmwagen piacque molto anche ai comandanti alleati, che la vollero quale trofeo di guerra, ma più spesso se ne servirono ai fini di veloci scorrazzate nell’ambito delle loro unità. Ancora oggi se ne possono vedere diversi conservati come pezzi da collezione.

La Amphicar

Torniamo ora in ambito civile. Negli anni ’60 in Germania cominciò a circolare un veicolo dall’aria simpatica che si caratterizzava per la sua attitudine a viaggiare senza problemi sia su strada che in acqua: la Amphicar 770. Questa decappottabile si presentava con delle forme curiose e delle proporzioni inusuali: la sua lunghezza si attestava a 4,3m mentre l’altezza raggiungeva i 1,5m. Il motore era un 4 cilindri 1200 da 38cv accoppiato ad un cambio sincronizzato a 4 rapporti. Posizionato posteriormente, era collegato a due eliche che producevano ovviamente la propulsione in acqua. L’impianto frenante era a tamburo e gli ammortizzatori idraulici con molle elicoidali. Interessanti le prestazioni: 120 km/h su strada e ben 6,5 nodi in acqua.

Dalle stalle alle stelle

La Aeromobil

Cos’è un’automobile? Se aprissimo un dizionario scopriremmo che si tratta di “Un veicolo a motore a quattro ruote che si muove su strada e trasporta cose e un piccolo numero di persone” ma un gruppo di ingegneri slovacchi capeggiati da Juraj Vaculik non la pensa proprio così e nel 2013 lancia un prototipo di macchina volante che su strada è in grado di mutare in velivolo estraendo le ali ripiegate sulla carrozzeria: la Aeromobil. L’aspetto è davvero particolare (fatto dovuto soprattutto alle necessità aerodinamiche) e la struttura portante fa largo uso di fibra di carbonio. Gli interni sono di derivazione aeronautica e troviamo quindi la classica cloche e gli strumenti di volo racchiusi in un unico cockpit. Essendo un veicolo appartenente ad un segmento pionieristico (rivolto per ora agli acquirenti di supercar) la gestazione è un po’ lunga, e i vari prototipi designati con delle sigle numeriche (i.e. 2.5, 3.0, etc…) si sono susseguiti a distanza di un paio d’anni di media l’uno dall’altro. Al momento la versione destinata al lancio sul mercato, la 4.0 è in via di commercializzazione e presenta delle specifiche davvero notevoli, paragonabili da un velivolo leggero tipo Cessna: il powertrain è di tipo ibrido e il motore principale è un Boxer 2 litri turbo con ben 300 cavalli, montato posteriormente, mentre all’avantreno troviamo due motori elettrici ad alta efficienza per una potenza complessiva di 110 cavalli. La mobilità su strada è data soprattutto dai motori elettrici mentre il volo è supportato dal motore principale, che promette un’autonomia di volo di ben 750 km in condizioni ottimali, mentre il consumo su strada è di 4,2 l/100 km. La velocità massima di volo è di 360 km/h mentre quella su asfalto è di 160 km/h. Il fascino di questa supercar volante sta nel fatto di ridurre virtualmente le distanze anche grazie ai soli 500-600 m necessari per il decollo e alla abbondante autonomia garantita dal serbatoio di 90 l. Aldilà degli ostacoli tecnici (ed economici visto il prezzo che supera il milione di euro) che ne impediranno una grande diffusione è sicuramente un bell’esperimento.

E in città?

Armadillo T

 

Chi ha detto che un’auto cittadina deve essere per forza la solita banale 4 ruote? Perché non può mutare forma come le auto volanti? In Corea hanno avuto la stessa idea, e al Kaist (Korea Advanced Institute of Science and Technology) hanno progettato un’automobile nata per muoversi nella giungla urbana delle congestionate metropoli asiatiche. Questa simpatica microcar ha una caratteristica che la distingue dalle altre: riesce a ripiegarsi su sé stessa come un armadillo e lo fa tramite uno snodo al centro della carrozzeria comandato elettricamente da un telecomando, in modo da ridurre drasticamente gli ingombri nei parcheggi. La lunghezza operativa è di 2,8 m mentre una volta ripiegata scende a 1,65 m. Le prestazioni sono pensate per un ambiente cittadino: 60 km/h di velocità massima e un’autonomia di 100 km ottenibile da una carica rapida di 10 minuti. Ogni ruota possiede un motore elettrico indipendente. La commercializzazione dovrebbe avviarsi nei prossimi anni, ma si diffonderà anche qui in Europa?