Citroën Ami 6: troppa originalità nel design?

Citroën Ami 6 Break

Diciamoci la verità: la Citroën Ami 6 non si può definire bella, ma magari per qualcuno può rappresentare un “tipo”. Già, perché in Italia è stata reputata da molti una delle auto più brutte di sempre, mentre in Francia e in Europa ha riscosso ampi successi ottenendo un milione di esemplari venduti. Sicuramente il design di questa vettura è molto particolare, perché le forme sono insolite ma per capirne la logica dobbiamo fare qualche passo indietro e ricostruire la storia di questa macchina francese.

Citroën Ami 6, la sua storia e le sue caratteristiche

La Citroën Ami 6 è un modello di fascia medio-bassa prodotta dalla casa francese prodotta tra il 1961-1969. Fu progettata e infine realizzata perché l’azienda automobilistica aveva fino a quegli anni sostanzialmente due modelli nella propria gamma: la 2CV, che stava riscuotendo un successo notevole e la TA (Traction Avant) ormai “vecchia” e di lusso che stava per essere sostituita dalla DS. A quel punto, già a metà degli anni 50, ci si accorse in azienda che bisognava colmare il vuoto per quella che era la fascia media.

La parte di design fu affidata a Flaminio Bertoni, geniale designer di autovetture e scultore che aveva firmato le linee delle Citroën prodotte da metà degli anni 30. La sua vena creativa si scontrò però con le impostazioni di progetto che gli furono date trovando soluzioni e contemporaneamente ispirazioni provenienti dall’America: fu realizzata quindi un corpo vettura a tre volumi con montante posteriore rovesciato per far sì che i passeggeri avessero tutto lo spazio necessario e ci fosse anche un baule abbastanza ampio.

La parte meccanica, invece, per ragioni di posizionamento di mercato e quindi per ridurre i costi derivò dalla 2CV, imponendo allo stesso Bertone, di ridisegnare in parte quanto già fatto; in fase di omologazione, poi, i tecnici preposti bocciarono la macchina ritenendo insufficiente l’altezza del fascio luminoso dei proiettori, per cui Bertone dovette procedere a un’ulteriore modifica, alzando i fari anteriori per consentire un’altezza adeguata al fascio di luce, pronunciando tanto la concavità presente nel frontale da fargli esclamare: “Sembra che questa vettura abbia già investito tre pedoni!”

Per quanto riguarda il nome “Ami”, era stato scelto perché sottolineava la derivazione dalla vettura 2CV che era realizzata da un progetto denominato con l’iniziale A; in francese il nome vuol dire “amico”; il 6 invece evidenziava la cilindrata del motore di 602 cm³. Nel ’64 vide poi la luce l’Ami 6 Break in tre versioni: la 4 posti, a 5 posti e la Commerciale ma purtroppo il geniale Bertone non poté vederla, in quanto mesi prima era morto in seguito a un ictus.

E tu, che ne pensi della Citroën Ami 6… apprezzi la sua originalità?